C’è un modo di dire, “stretti come acciughe” che vuol dire “stare molto stretti”, ed ha perfino un equivalente in inglese.
Epperò, se aprite un barattolo di acciughe, la verità che scoprirete è che ci stanno molto larghe. In effetti sono tutte attaccate al vetro, ma al centro del barattolo c’è solo olio.
È deludente. E sono sicuro che questo è una metafora di qualcosa, devo inquadrare esattamente cosa.
Ieri sera dopo anni di “astensione” mi sono trovato davanti ad un televisore acceso, e ho avuto il piacere di sciropparmi un “blocco” pubblicitario di dieci minuti. All’interno del blocco, almeno tre spot di auto (una era un SUV) basavano il loro “messaggio” su una sola idea che si può riassumere con: se sei “un figo” NON RISPETTI LE REGOLE. Si andava da messaggi come “non rispettare le regole, dettale” a “per chi non rispetta le regole” e così via. Ma che razza di messaggio è? Perché non viviamo in una civiltà in cui “rispettare le regole” sia un VALORE e non una cosa fessi?
September 20th, 2011 in
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June 6th, 2011 in
politica |
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Non avrei mai pensato di intitolare un post con una frase di un papa, eppure è la più adatta che mi viene in mente. Perché penso che il risultato delle amministrative sia soprattutto espressione di un fatto: che la gente si è stancata degli spauracchi.
La campagna elettorale della destra è stata tremenda. Tutta giocata sulle paure più becere. La paura degli stranieri, degli zingari, dei gay, delle moschee, dei comunisti (ancora!?).
Penso che questi sentimenti siano cavalcabili solo finché sono relativamente nuovi. Non dico ovviamente che non ci siano problemi, ma col tempo si imparano tante cose, e i problemi si risolvono senza paura.
Sono stato in un locale meraviglioso, si chiama Bagni Municipali (nome invitante, eh), situato in un edificio che era, appunto, usato come bagni pubblici. L’occasione che mi ci ha portato era un aperitivo di finanziamento/promozione del prossimo Bike Pride, ma nello stesso momento si svolgevano nel locale una prima comunione di una bambina africana con annessa comuinità, un saggio di capoeira di giovani e giovanissimi allievi di un gruppo di ragazzi brasiliani, una merenda organizzata da alcune famiglie arabe con tanto di dolcetti con miele eccetera. Il tutto condito da una quantità di bambini e ragazzi di ogni etnia e religione che correvano da tutte le parti, mentre i loro genitori chiacchieravano tra loro lì intorno.
Questi sono i posti che i leghisti probabilmente vorrebbero vedere rasi al suolo per primi, ancora prima delle moschee. Perché posti così mostrano che loro hanno torto. Mostrano che, anche se i problemi esistono, e nessuno dovrebbe essere tanto stupido da ignorarli, esistono anche le soluzioni. Mostrano che è possibile una integrazione ed è possibile un futuro. E mostrano che non è proprio il caso di avere paura.
OK, magari sarà anche stato “uno bravo”, ma mi pare strano che nessuno trovi grottesco il fatto che al funerale di un industriale si presentino il presidente del consiglio con qualche ministro, circa un centinaio di sindaci di varie città del Piemonte, il segretario di stato del Vaticano, il vicepresidente del CSM (forse voleva controllare l’attività dei poco di buono che si erano riuniti?), la regina del Salcazzo, i soliti principi e altri potenti.
Boh. In questi casi mi viene sempre da chiedermi perché. Ma poi mi dicono che sono cinico. Pazienza.
P.S. Il titolo è una citazione. Siccome è facile, non sto nemmeno a dire da dove arriva. Tiè.

A ogni benedetta elezione – che sia politica o amministrativa poco importa – si verifica, suppongo dagli anni ’40, un fenomeno assolutamente incomprensibile: in giro per la città vengono approntati una serie di orrendi pannelloni metallici il cui scopo è quello di essere ricoperti di strati e strati di manifesti elettorali. Inoltre gli stessi manifesti ricoprono improvvisamente muri, lampioni, bidoni, altri cartelli pubblicitari, marciapiedi (!!), porte… insomma qualunque tipo di superficie più o meno piana diventa un luogo dove incollare un manifesto.
Tra circa un mese a Torino ci toccherà eleggere un nuovo sindaco e già inizio a vedere le strade, i viali, i parchi imbruttirsi progressivamente, man mano che aumentano i pannelli e i loro strati di manifesti.
Ora, tralasciando l’uso improprio e/o abusivo di alcune superfici, e tralasciando pure l’estetica della cosa, quello che veramente mi fa pensare è l’efficacia che tale mezzo di “campagna elettorale” può avere.
Davvero esiste al mondo qualcuno che sia così suggestionabile da cambiare opinione politica in base a un manifesto? O in base a mille manifesti? O diecimila manifesti uno sopra l’altro? O qualcuno che per questo decida di scrivere un nome piuttosto che un altro?
Non so. Non capisco.
Ok, alla fine ho ceduto anche io al lato (quasi) oscuro e mi sono comprato un telefono Android. E in virtù di questo, gli sfortunati lettori di questo semi-abbandonato blog si beccano un inutile post scritto comodamente (si fa per dire, voglio una tastiera) sotto le coltri. Lo so, la tradizione imporrebbe un post dal cesso, ma così è più pratico
E ora buonanotte…

È da un po’ di tempo che – ahimé – mi sono reso conto che Lady Gaga non è assolutamente l’ennesima starlette tutta tette e video pieni di sculettamenti. È decisamente un’altra cosa. Il problema è che non riesco a spiegare esattamente cosa sia, se non dicendo che è assolutamente favolosa.
Negli anni ’80 mi dicevano di ascoltare Madonna, perché era eccezionale. Io ascoltavo Like a Virgin e True Blue (gli album) e mi chiedevo che ci fosse di interessante.
Mi dicevano di guardare i suoi concerti, e io la vedevo ansimante e stonata sul palco, e mi chiedevo che ci stesse a fare.
Mi dicevano che era un personaggio “pop” e che ogni cosa che faceva o diceva era performance, e a me non comunicava proprio niente.
Mi dicevano perfino che era una “icona gay” col suo essere favolosa, ma a me è sempre parsa solo vagamente una baraccona.
Oggi sono andato a vedere il concerto di Lady Gaga. E per quanto penso di poter dire che il genere di musica che fa non mi piace particolarmente, è chiaro che la stavo aspettando dagli anni ’80.
Ho degli hobby strani. Lo so. Alcuni dicono che questo faccia di me una persona strana. Altri dicono che il fatto che sia una persona strana va moooolto al di là dei miei hobby. Tant’è.
In ogni caso, sarà che ultimamente sto troppo bene per preoccuparmi di cose più serie, ho iniziato a ripescare i miei vecchi passatempi. E non solo, ne ho pure aggiunti di nuovi.
Succede quindi che mi stia documentando su OpenCL, in parte con l’idea di utilizzare questa nuova conoscenza in ambito lavorativo, in parte per puro svago. Perché programmare per lavoro è noioso, ma farlo per hobby può essere una goduria unica.
Mi sono iscritto in palestra, anche se questo non è mai stata una mia passione. Mi dicono che ho un po’ di maniglie in più dello stretto indispensabile. Vedremo quanto servirà.
Ho seguito un corso di meccanica della bicicletta (perché non si sa mai) e come conseguenza di ciò mi sono impelagato nel restauro di un vecchio scassone (lo chiamo così ma secondo me ha grandi potenzialità). Non ho ancora capito bene come andrà a finire questa cosa, ma sicuramente è bellissimo vedere un pezzo di acciaio arrugginito trasformarsi sotto le tue mani in una cosa lucida e scintillante.
Ho in programma di fare qualche accrocchio con una scheda Arduino. Di questo non posso dire molto, anche questa forse diventerà una cosa lavorativa, per adesso sono ancora troppe le cose che devo decidere.
E nel frattempo, magari, se mi viene voglia, ogni tanto scrivo qualcosa qui. Colpa dei feed, comunque, ormai non giro più per blog come una volta, non lascio commenti: lurko, come si dice in (orribile) gergo, e trovo già scritto da altri tutto quello che vorrei dire. Mi basta premere un bottone “like” o “share” per sentirmi soddisfatto, ma in effetti non è proprio la stessa cosa. Anche su quello, vedrem.
October 26th, 2010 in
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Ecco come lavare un paio di pantaloni in cinque facili passi:

1 – Lavare a 40 gradi
2 – Il triangolo no (non l’avevo considerato)
3 – Mentre la lavatrice fa le sue cose, risolvere il problema della quadratura del cerchio
4 – Stirare
5 – Anche il cerchio, come il triangolo, meglio di no.