Andata e ritorno

Devo dire che negli ultimi mesi (parecchi) mi sono fatto un po’ distrarre da quelle mi sembravano essere la naturale evoluzione dell’uso che facevo del blog: comunicare un’idea, un’opinione, o anche banalmente un link interessante, per poi eventualmente discuterlo con qualcuno.

Così ho provato ad buttarmi su Facebook, ma sono stato deluso dalla eccessiva volatilità dei contenuti: in capo a un giorno diventa quasi impossibile trovare i post vecchi, e di avere un archivio di quello che hai scritto non se ne parla nemmeno.

Mi sono creato un Tumblr, ma è troppo unidirezionale: non si possono commentare i post, se non con molti accrocchi, e poi è veramente troppo telegrafico.

Poi è arrivato Google Buzz, che funziona anche molto bene per condividere un post dai propri feed, vista l’integrazione con Google Reader, ma insomma, a quel punto si accetta veramente di avere solo un ruolo di “passacarte”.

Allora torno al blog: perché a me tutto sommato non dispiace scribacchiare ogni tanto qualche scemenza, anche se non la leggono in tanti; mi piace lagnarmi di quello che non mi va (e anzi anticipo già che il prossimo posto sarà di questo genere); mi piace raccontare i miei pensieri (quando ho tempo per averne); mi piace avere un posto da usare anche come discarica per tutta la rumenta che mi rimbalza a volte nella testa.

E quindi, si riparte (almeno fino a prossima pausa…)

Carnevalate

Ogni tanto leggo da frange più o meno cattoliche conservatrici opinioni sui Gay Pride che grossomodo si possono riassumere con “è una carnevalata”.

Vogliamo allora parlare di questo?

Non si tratta di una rievocazione medioevale, eh. Questa è gente che va in giro con un saio, un mantello, dei sandali, tre o quattro amuleti appesi al mantello e alla cintura, e magari un cilicio sotto la gonna. Secondo me i “disturbati” sono loro, altro che i gay :neutral:

Strani vizi

I torinesi sono abituati male: sanno che quando devono salire su un mezzo pubblico, se per caso lo vedono arrivare alla fermata, allora è meglio che si mettano a correre, perché prima che ne passi un altro può trascorrere mezz’ora.

Di conseguenza, anche se la metropolitana funziona diversamente (in certi orari ne passa una ogni tre-quattro minuti) la gente entra nelle stazioni scapicollandosi di corsa giù dalle scale (perché in ogni istante è probabile che ce ne sia una che parte), invece che prendersela comoda (visto che in ogni istante è probabile che ce ne sia una che arriva).

Conferme

Magari è la vecchiaia che avanza, e con lei la consapevolezza di non essere brillante come quando avevo vent’anni. O magari al contrario, è l’infanzia che non è mai finita, e la maturità che arrivando non si è mai portata via quello stupido bisogno di conferme e di apprezzamenti che ho sempre avuto.

Qualunque cosa sia, è bello sentirsi dire “sei molto bravo” da qualcuno che a tua volta stimi.

Così.

Pirati!

Ho trovato questo video su youtube, e mi ha fatto tornare ai tempi intorno al 1990, quando non c’era Internet e i floppy da 3 pollici e mezzo erano il meglio che ci fosse.

Allora come oggi la pirateria informatica era il modo con cui i disgraziati poveracci ragazzotti adolescenti senza introiti riuscivano ogni tanto a giocare a qualcosa su macchine che oggi non useremmo nemmeno come calcolatrici. Ora, io so benissimo che molta gente non ha mai vissuto in un mondo senza Internet, senza peer to peer, senza torrent, senza DVD, senza chiavette da svariati giga. E allora, a beneficio di costoro, come funzionava all’epoca la pirateria?

Beh, era un casino, ma c’erano diversi canali. C’era il negozio “di fiducia” che tirava fuori da sotto il bancone un porta-floppy, e per sole cinquemila lire a floppy ti faceva sul momento una copia dei giochi che volevi. Negozi che tipicamente vendevano tutt’altro che videogiochi (anche perche` praticamente non esisteva un vero mercato dei videogiochi), e che di ogni gioco che usciva ordinavano ai distributori esattamente una copia (e chissà come mai).

E poi c’erano gli spacciatori semi professionisti. Quelli che per cinquantamila lire al mese ti facevano un “abbonamento”. Ce n’era uno nella scuola in cui mi sono diplomato. Ogni mese arrivava con una scatola di cartone contenente 50 floppy, con etichette scritte e riscritte e cancellate e riscritte. Io avevo fatto “l’abbonamento” con altri due compagni di classe, altrimenti sarebbe stato troppo costoso. Mi portavo a casa la scatola e in un pomeriggio provavo tutti i floppy: tipicamente su cinquanta floppy ci stavano circa una trentina di giochi, i più dei quali assolutamente sconosciuti ed orrendi. Effettuavo una rapida selezione, aiutato da fide riviste infarcite di recensioni e opinioni, e partivo a copiare floppy in triplice copia. Tutto questo andava ovviamente bene quando i floppy funzionavano. Ma i floppy sono un ricordo sufficientemente recente e penso che tutti sappiate che i floppy spesso non funzionavano affatto (a tradimento, di solito: specialmente quando erano pieni di roba importante).

E infine c’erano i pirati professionisti, quelli che miracolosamente procuravano giochi ancora non pubblicati, che ottenevi scrivendo (come nel video) al fermo posta bla bla bla, che costavano un occhio della testa, ma che potevano servire a mettere su un piccolo giro di spaccio, come presumo facesse il nostro fornitore di fiducia.

Altri tempi. Devo che non mi mancano i floppy inaffidabili e lenti. Non mi manca non avere i soldi per comprarmi nemmeno un videogioco ogni tanto. Non mi manca nemmeno il pirata/spacciatore odioso e presuntuoso che sapeva di tenerci in pugno quasi come dei mezzi drogati. Né mi manca la sensazione di fare qualcosa di illegale, che francamente non mi è mai piaciuta.

Mi manca invece tutto sommato la sensazione di essere un pioniere. Mi manca il senso di meraviglia nello scoprire in tutta quella fogna ogni tanto autentiche perle. E mi manca il fatto di sapere che quel che stavo giocando stava influenzando in modo significativo il mio gusto, il mio modo di ragionare, il mio carattere, e che anche dopo quindici o venti anni ci avrei ripensato con affetto.

Il confronto perduto

…perduto nel senso di introvabile.

Disperanze

Io c’ho provato, ad avere un minimo di fiducia nel PD. Quando ho visto la candidatura di Marino, mi sono detto che forse qualcosa poteva cambiare.

Ma votare per le primarie, a quanto pare, è difficile. Non organizzano nessun confronto pubblico decente tra i candidati. Dedicano un solo giorno alle votazioni e aprono pochissimi seggi, così da essere sicuri di generare code lunghissime. Poi magari decidono che troppe code sarebbero state un problema, e allora decidono di scoraggiare un po’ di gente. Mettono su un sito che dovrebbe dirti dove andare a votare. Su questo sito, Torino non è elencata fino a un paio di giorni prima delle elezioni. Quando compare, i seggi sono sbagliati. Così uno si fa una passeggiata da un seggio all’altro, per poi arrivare finalmente in quello giusto, dove una coda ciclopica lo accoglie.

E a quel punto manda a cagare tutti quanti. La sagra della disorganizzazione. Altro che governare l’Italia.

Altri accrocchi

Ultimamente non ho la voglia o l’ispirazione necessaria per scrivere dei post decenti. Però di cazzate in giro ne trovo sempre parecchie. Allora ho aperto un tumblr. Non ho ancora capito se mi piaccia (mancano i commenti, e questo è triste). Comunque, se qualcuno fosse interessato all’esperimento, è qui.

Finestre

Finestre

Ma a volte…

…ritornano.